Se qualcuno si era illuso che la prematura scomparsa di Pietro Feola potesse arrestare, in qualche modo, l’azione di denuncia del malaffare, ebbene si è sbagliato di grosso.
Continueremo la battaglia, non fosse altro che per onorare la memoria di colui che, per sete di giustizia e per amore verso la propria Città, sottraendo tempo e risorse al proprio lavoro, spendendo di tasca propria, attirandosi inimicizie ed altro, volle, fortissimamente volle, che “ il popolo sammaritano” costituisse almeno deterrente al malaffare.
E la nostra battaglia riprende da subito!
Denunciamo, infatti che il comitato d’affari che imperversa nella nostra città , evidentemente ringalluzzito dalla convinzione o dalla speranza che il recente lutto avesse messo a tacere i disturbatori, arricchito di nuova linfa e potenziato da nuovi personaggi, si è mosso per il rilascio della concessione edilizia per la madre di tutte le speculazioni realizzate negli ultimi anni in ambito comunale: l’ex Mulino Parisi.
I nostri amministratori, tra una riunione elettorale e l’altra, ove hanno promesso di tutto e di più, hanno trovato il tempo di dedicarsi all’affare che sembra essere in dirittura d’arrivo.
D’altronde lo strano incendio ed il successivo crollo avevano esplicitamente preannunciato che l’affare, come concordato qualche anno fa, avrebbe visto a breve la luce.
Ci chiediamo, e soprattutto ci chiedono, perché nella nostra Città tutto ciò che dovrebbe essere di interesse pubblico finisce con il diventare interesse privato?
Come è possibile che si possa continuare a tollerare che coloro che sono stati eletti per garantire l’interesse collettivo consumino le loro energie esclusivamente nella tutela di affaristi e speculatori?
Perché chi è deputato al controllo continua a rimanere inerte?
Perché dappertutto, tranne che a S. Maria C.V., la realizzazione di opere in violazione di norme e strumenti urbanistici costituisce illecito ed è punito come tale?
Non sembra che il nutrito gruppo di esponenti dell’amministrazione comunale ( Maio, Monaco, Di Monaco, Graziano) , candidato al consiglio provinciale e regionale, ed il consigliere regionale uscente, avv. Giuseppe Stellato, garante di quest’amministrazione , candidato al vertice provinciale, abbiano, seppur bisbigliando, preso le distanze da questa ennesima speculazione.
A costoro chiediamo che , in luogo di fare promesse che già sanno di non poter mantenere, si schierino pubblicamente ed impediscano quest’ennesimo scempio che si apprestano a fare alla città.
Ciò, probabilmente non consentirà loro di acquisire consensi – sono troppi i danni già fatti- ma, forse, farà sì che essi ne possano acquistare in dignità.
La redazione de “Il popolo Sammaritano”
martedì 23 marzo 2010
Nuova linfa, nuovi personaggi, stesse speculazioni.
Se qualcuno si era illuso che la prematura scomparsa di Pietro Feola potesse arrestare, in qualche modo, l’azione di denuncia del malaffare, ebbene si è sbagliato di grosso.
Continueremo la battaglia, non fosse altro che per onorare la memoria di colui che, per sete di giustizia e per amore verso la propria Città, sottraendo tempo e risorse al proprio lavoro, spendendo di tasca propria, attirandosi inimicizie ed altro, volle, fortissimamente volle, che “ il popolo sammaritano” costituisse almeno deterrente al malaffare.
E la nostra battaglia riprende da subito!
Denunciamo, infatti che il comitato d’affari che imperversa nella nostra città , evidentemente ringalluzzito dalla convinzione o dalla speranza che il recente lutto avesse messo a tacere i disturbatori, arricchito di nuova linfa e potenziato da nuovi personaggi, si è mosso per il rilascio della concessione edilizia per la madre di tutte le speculazioni realizzate negli ultimi anni in ambito comunale: l’ex Mulino Parisi.
I nostri amministratori, tra una riunione elettorale e l’altra, ove hanno promesso di tutto e di più, hanno trovato il tempo di dedicarsi all’affare che sembra essere in dirittura d’arrivo.
D’altronde lo strano incendio ed il successivo crollo avevano esplicitamente preannunciato che l’affare, come concordato qualche anno fa, avrebbe visto a breve la luce.
Ci chiediamo, e soprattutto ci chiedono, perché nella nostra Città tutto ciò che dovrebbe essere di interesse pubblico finisce con il diventare interesse privato?
Come è possibile che si possa continuare a tollerare che coloro che sono stati eletti per garantire l’interesse collettivo consumino le loro energie esclusivamente nella tutela di affaristi e speculatori?
Perché chi è deputato al controllo continua a rimanere inerte?
Perché dappertutto, tranne che a S. Maria C.V., la realizzazione di opere in violazione di norme e strumenti urbanistici costituisce illecito ed è punito come tale?
Non sembra che il nutrito gruppo di esponenti dell’amministrazione comunale ( Maio, Monaco, Di Monaco, Graziano) , candidato al consiglio provinciale e regionale, ed il consigliere regionale uscente, avv. Giuseppe Stellato, garante di quest’amministrazione , candidato al vertice provinciale, abbiano, seppur bisbigliando, preso le distanze da questa ennesima speculazione.
A costoro chiediamo che , in luogo di fare promesse che già sanno di non poter mantenere, si schierino pubblicamente ed impediscano quest’ennesimo scempio che si apprestano a fare alla città.
Ciò, probabilmente non consentirà loro di acquisire consensi – sono troppi i danni già fatti- ma, forse, farà sì che essi ne possano acquistare in dignità.
La redazione de “Il popolo Sammaritano”
lunedì 22 marzo 2010
Ci affidiamo alle parole di Mario che racchiudono in parte i sentimenti di tutti noi del " Popolo sammaritano"
mi devi perdonare se non riesco a trovare le parole adatte ma il dolore per la tua scomparsa è come se mi avesse paralizzato la mente e i nervi. Volevo dirti che ti ho voluto davvero bene e d'altronde come non si poteva volere bene a un uomo buono come il pane, capace di mille arrabbiature ma, subito dopo, di sdrammatizzare tutto e di essere più amico di prima con chiunque.
Come non ti si poteva volere bene caro Pietro? E chi potrà mai dimenticarli quei pomeriggi in tipografia a comporre "Il Popolo Sammaritano", quella tua sete di giustizia che ti portava,in maniera del tutto spontanea e genuina, a batterti per chi dalla vita aveva avuto meno di te? Come si poteva non volerti bene mio amico Pietro? Come non si potevano non apprezzare le tue battaglie sociali, la tue incazzature per questa città che fa acqua da tutte le parti, le tue risate folgoranti e quel tuo sentimento nobile di stare sempre dalla parte del più debole e contro i soprusi e le cattiverie di chi crede, solo perché gestisce un pò di potere, di fare il bello e il cattivo tempo?
E per essere nobili d'animo, come tu senz'altro lo sei sempre stato, non serviva aver letto mille libri o conoscere mille parole più di te. Tu insegnavi a noi tutti con i tuoi sguardi, la tua coerenza, i sacrifici della tua intera vita. Avresti potuto, tranquillamente, goderti una esistenza agiata e al riparo di ogni intemperia esistenziale. E, invece, mettevi mano al portafoglio per dare una voce a questa città che non assomiglia neanche più un po’ alla Santa Maria Capua Vetere che tanto hai amato. E che avrebbe dovuto amarti di più.
Quando stasera mi hanno telefonato per dirmi che non c'eri più, la mia mente e il mio cuore si sono ribellati a questa tragica notizia. Non ci volevo credere; non ci posso credere e non ci crederò mai. Per me tu sarai sempre lì in tipografia ad aspettare che i tuoi amici ti vadano a trovare e con loro chiacchierare fino a tardi...
Il saluto di Rinascita cittadina a Pietro
Caro Pietro,
vivere il trantran consueto della nostra città senza di te mi ha dato un senso di smarrimento di fronte all'incertezza della vita umana.
La nostra non è stata un'amicizia fatta di frequentazioni, di intimità, ma sempre ho apprezzato il tuo grande amore per questa Città. Era un amore arrabbiato per gli scempi che le sono stati fatti ma, come sempre avviene per i grandi amori, l'amore che tu nutrivi non poteva essere cattivo, non poteva significare desiderio di distruggere, ma di far rivivere, di costruire.
Il tuo amore, la tua sensibilità di cittadino attento ti aveva fatto cogliere il grido di aiuto che la Città lancia ormai da molto tempo.
Questo tuo aver saputo cogliere la disperazione di una Città di cultura, di capacità politica e sociale ,di capacità commerciale, di storia, mi ha sempre fatto apprezzare il tuo indomito coraggio per la voglia di aiutare a capire il perché di tante storie , raccontando verità scomode e non gradite.
Oggi il tuo cuore forse non ha retto alle tante amarezze che hai provato di fronte alle perversioni di tanti voltagabbana, ma noi che siamo rimasti dobbiamo rimboccarci le maniche, sgombrare il cuore e la mente da rancori, da passioni mai sopite,da inutili esercizi di antica retorica di una dialettica che esprime solo un disagio politico e sociale e qualche volta finanche personale.
Il momento politico attuale è cruciale perché andremo a votare per esprimere i nostri Rappresentanti in Provincia e Regione, cioè gli uomini che per primi dovranno ridare dignità politica alla nostra Provincia, alla nostra Regione.
La propaganda elettorale, forse anche i nostri interessi personali ci potrebbero portare a fare scelte che poi peseranno sul nostro futuro.
Io, nel tuo nome, chiedo un atto di umiltà, un rigurgito di amore per questa Città: ritroviamo i nostri uomini e donne migliori, ritroviamo la consapevolezza dei nostri veri problemi, la volontà di uscire da questo clima avvelenato da ipocrisie , da tensioni, da falsi problemi.
Abbandoniamoci ai nostri impulsi migliori di civiltà civica e riprendiamo la consuetudine dei Partiti politici, delle Associazioni e di tutti quei laboratori di democrazia che pure ci sono a S. Maria ,ma che la disaffezione alla vera politica ha reso luoghi di sterile rappresentazione.
Il “Popolo Sammaritano” ci ricorderà sempre Pietro Feola , editore di questo “ giornalaccio”, unico organo informativo di tutte le cose che avvenivano nelle segrete stanze di un potere sciocco, di un potere che ormai non rappresenta più un mandato elettorale, un potere che ormai è diventato solo un datore di lavoro per pochi fortunati.
Il tempo che è scaduto per Pietro Feola può scadere anche per ognuno di noi e allora allontaniamoci dalle manie celebrative di un passato che deve costituire il nostro bagaglio propositivo per un tempo migliore, non un inutile fardello che appesantisce il nostro presente e può condizionare il nostro futuro.
Amare Santa Maria può significare anche sacrificare il nostro spirito di contestatori sempre e comunque, può anche significare cercare di ritrovare antiche amicizie, dissipare incertezze comportamentali nel rispetto del proprio dovere di cittadini .
Il tempo degli inciuci, dei veleni, dei rancori deve cedere il passo alla certezza che la Città potrà ritrovare il suo percorso, non per ritornare al passato, ma per costruire in presente nuovo, di progresso politico e quindi sociale, di soddisfazione della sete di bisogni reali dei cittadini sammaritani.
Pietro addio o forse solo arrivederci
Mariella Uccella ( Presidente Rinascita cittadina)
sabato 20 marzo 2010
venerdì 19 marzo 2010
La tua ultima speranza? Il tuo voto………………….
La morte del Senatore Manfredi Bosco ha riempito di cordoglio i nostri cuori ed ha riportato alla memoria il grande contributo da lui reso e ancor più dall’illustre padre, Onorevole Giacinto , alla crescita della nostra città ove, quest’ultimo, ebbe i natali.
Alla fine degli anni 50, l’onorevole Giacinto Bosco, docente universitario, più volte ministro della Repubblica, vice presidente del C.S.M., Giudice presso la Corte di giustizia della Comunità Europea, era solito di domenica mattina passeggiare per “ il corso” della nostra Città, brulicante di giovani , in compagnia di autorevoli esponenti della locale Democrazia Cristiana.
A quei tempi la nostra economia era basata prevalentemente sull’agricoltura ed i giovani per trovare lavoro avevano quale unica alternativa la migrazione al nord, ove cominciavano a fiorire le industrie.
Gli esponenti locali della democrazia cristiana dell’epoca chiedevano ripetutamente all’onorevole Bosco di impegnarsi perché a S. Maria fossero localizzate attività industriali per dare lavoro ai tanti giovani in cerca di occupazione.
E ciò effettivamente avvenne: dobbiamo all’interessamento dell’on. Giacinto Bosco l’insediamento nella nostra Città dell’ Ex Tabacchificio, dell’ex Siemens/ Italtel e non solo.
Durante la sua lunga carriera politica, l’on. Bosco ha ricoperto la carica di Ministro della Pubblica Istruzione, della Giustizia, del Lavoro, delle Finanze, delle Poste e Telecomunicazioni.
In tali suddette vesti, l’on. Bosco si è sempre attivato perché la sua città natale avesse benefici e prosperità.
A lui dobbiamo l’istituzione dell’ Ufficio postale, delle scuole di ogni ordine e grado ; il decreto per la costruzione del nuovo Tribunale reca la sua firma.
Giacinto Bosco e tutta la Democrazia Cristiana hanno fatto si che la nostra Città costituisse il fiore all’occhiello dell’intera Terra Di Lavoro.
Il figlio Manfredi, eletto fin dal 1968 deputato e poi senatore nel nostro collegio, sedette in Parlamento per cinque legislature, ricoprendo più volte l’incarico di sottosegretario al commercio estero, all’industria e al lavoro nei governi guidati da Andreotti, Rumor e Moro, oltre a ricoprire la carica di Presidente della Provincia di Caserta.
Seguendo l’esempio del padre ha continuato ad interessarsi assiduamente delle necessità della nostra comunità, basti ricordare alla fine degli anni ‘ 80 il suo intervento, insieme agli esponenti locali della Democrazia Cristiana per scongiurare la chiusura dell’allora Siemens poi Italtel
Poi sono seguiti gli anni dell’oscurantismo con le amministrazioni di sinistra!
Costoro hanno portato la nostra Città a quello che è oggi, ove imperversa la disoccupazione, la droga, la criminalità, la miseria.
Nel 2007 ci eravamo illusi di poter porre le basi per ricostruire una filiera ( comune, provincia, regione, parlamento italiano) in grado di riportare il perduto benessere.
Giudicianni/ Stellato ci hanno , ma soprattutto vi hanno, ignobilmente traditi!
Essi hanno tradito la memoria di coloro che si prodigarono perchè potessimo vivere decentemente nella nostra città senza dover emigrare distruggendo il nostro passato e svendendo il nostro futuro.
La nostra e vostra ultima speranza , dunque, è la sonora bocciatura di costoro.
Ciascuno dovrà avere la consapevolezza che la fiducia va riposta solo in chi, nel passato, ha mostrato di meritarla e che oggi vi chiede di votare alla Provincia i candidati del PDL, con Zinzi Presidente, ed alla Regione l’on. Paolo Romano, con Caldoro Presidente perchè ciò rappresenterebbe l'avviso di sfratto di questa sciagurata Amministrazione
Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno: La CEI ( Conferenza Episcopale Italiana) denuncia...
Leggendo il nuovo documento dei Vescovi italiani su "Chiesa e mezzogiorno" sembra di ritrovare fotografata perfettamente la nostra attuale condizione , sembra quasi che per scriverlo gli Alti Prelati abbiano visitato la nostra città .
I temi toccati nel documento sono molteplici ed importanti tutti ricollegabili alla "questione del Sud" quali la politica ,il senso civico della popolazione, la necessità di ricostruire una solidarietà nazionale e l'urgenza di superare le inadeguatezze delle classi dirigenti.
Sembra interessante proporre le osservazioni più significative riportandole alla nostra realtà locale .
Tra le accuse più pesanti si legge : " La politica usa il territorio per i voti e poi lo trascura" secondo i Vescovi , infatti " nell'attuale crisi politica e sociale il Sud dell'Italia rischia di essere "tagliato fuori" dalla ridistribuzione delle risorse e ridotto a un "collettore di voti per disegni politici ed economici estranei al suo sviluppo".
La verità di questa affermazione è lampante a S. Maria C.V. dove l'unica politica posta in essere da parte di Iodice - Stellato e compagnucci vari è stata quella di svendere il proprio territorio e le proprie risorse a Bassolino e agli speculatori dell'Agro-Aversano
La Cei non dimentica di certo il ruolo che continua ad avere la malavita organizzata nella perdurante crisi del sud e riafferma, come già fatto nel 1989, che la "mafia è un vero e proprio 'cancro', una tessitura malefica che avvolge e schiavizza la dignità della persona, avvelena la vita sociale, perverte la mente e il cuore di tanti giovani, soffoca l'economia, deforma il volto autentico del Sud". Osserva in merito che "negli ultimi vent'anni le organizzazioni mafiose hanno messo radici in tutto il territorio italiano, hanno sviluppato attività economiche, mutuando tecniche e metodi del capitalismo più avanzato, mantenendo al contempo ben collaudate forme arcaiche e violente di controllo sul territorio e sulla società". Secondo i Vescovi quindi Il controllo malavitoso del territorio"porta a una forte limitazione, se non addirittura all'esautoramento dell'autorità dello Stato e degli enti pubblici, favorendo l'incremento di corruzione, collusione e concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni, contaminando così l'intero territorio nazionale".
Ancora in merito alle vicende politico-amministrative rimarcano come l'elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni non abbia affatto “ scardinato meccanismi perversi o semplicemente malsani nell'amministrazione della cosa pubblica, né ha prodotto quei benefici che una democrazia più diretta nella gestione del territorio avrebbe auspicato": Di ciò ne abbiamo continuamente prova da parte della nostra amministrazione che è divenuta un modello di mala amministrazione e di continuo trasformismo, e che come caratteristica di riconoscimento ha quella di aver calpestato la democrazia avendo sovvertito, più volte, il voto popolare.
I vescovi italiani oltre a stigmatizzare la presenza della malavita organizzata al Sud, rimarcano anche e soprattutto la deleteria presenza delle più diffuse forme di corruzione e illecito che arrecano "un grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale" del Sud. Mettono quindi in rilievo che "L'economia illegale non si identifica totalmente con il fenomeno mafioso, essendo purtroppo diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali (usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero). Ciò rivela una carenza di senso civico, che compromette sia la qualità della convivenza sociale sia quella della vita politica e istituzionale, arrecando un grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale".
Nel documento si analizzano però le colpe e le mancanze dell'intera collettività, secondo la CEI infatti "Per risolvere la questione meridionale è necessario far crescere il senso civico di tutta la popolazione, ricostruire la "necessaria solidarietà nazionale", ma viene ritenuto ancor più urgente "superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti".
In merito alle inadeguatezze delle classi dirigenti ci basti fare un esempio per tutti riferendoci all'operato dei super pagati dirigenti comunali o a quelli dei vari carrozzoni creati appositamente per mantenere gli apparati di " partito " ( più che altro apparati di gruppi di interessi vari e mutevoli , i veri partiti non esistono più) Ma le classi dirigenti inadeguate non sono solo quelle degli Enti Pubblici ,ma anche quelle dei vari Ordini Professionali, dele varie categorie presenti a partire da quelle afferenti alla scuola, alle forze dell'ordine e alla Magistratura
Non si può inoltre negare che il nostro senso civico sembra essere scomparso negli ultimi venti anni, altrimenti non ci si potrebbe spiegare l'indifferenza e il disinteresse dinanzi a comportamenti riprorevoli che invece vengono ritenuti oramai "normali" : nessuno si scandalizza di fronte a nulla ...niente sembra smuovere oramai la nostra coscienza e di conseguenza le nostre azioni.
Restiamo inermi a guardare quali muti e distratti spettatori uno spettacolo che diventa sempre più indecente ,ma non solo non pensiamo affatto ad intervenire per modificare ciò che avviene e stigmatizzare i comportamenti immorali e vergognosi di molti nostri concittadini ma contuiniamo a convivere con loro facendo attenzione a non far trasparire il minimo segno del disprezzo che abbiamo per le loro azioni : in fondo perché mai inimicarsi qualcuno che potrebbe anche esserci utile un domani????
L’impietoso e veritiero ritratto della nostra società da parte dei Vescovi non risparmia, giustamente la cosiddetta Società civile della quale condanna la mentalità inoperosa e rinunciataria e l’attitudine a delegare ad altri la responsabilità del cambiamento dell’attuale condizione del nostro territorio, non si può infatti disinteressarsi di ciò che ci accade intorno e pretendere che altri invece si sobbarchino l’onere di combattere le battaglie che noi per interesse personale, per ignoranza o per vigliaccheria rifiutiamo di sostenere
Gli alti Prelati ci invitano quindi a “ contrastare ogni forma di rassegnazione e fatalismo". in quanto "Una mentalità inoperosa e rinunciataria può rivelarsi un ostacolo insormontabile allo sviluppo, più dannoso della mancanza di risorse economiche e di strutture adeguate". Il documento termina con un accorato invito al coraggio e alla speranza, ricordando che "per le comunità cristiane e per i singoli fedeli un atteggiamento costruttivo rappresenta lo spazio spirituale entro cui progettare e attivare ogni iniziativa pastorale per crescere nella speranza" e a tal proposito aggiungono:
"Vorremmo consegnarvi quel tesoro di speranza e di carità che è già all'opera per la potenza dello Spirito nelle nostre Chiese, contrassegnate da una ricchezza di umanità e di ingegno, cui deve corrispondere una rinnovata volontà di dedizione e un più convinto impegno".
A.D.M
"Le città sotterrane dell' illegalità" di Gerardo D'Amore
"Dai discorsi che si sentono in giro e che attingono a una sociologia spicciola , sembra che ogni città si divida in due : quella legittima dell’opinione pubblica, delle corporazioni e associazioni professionali, dei partiti e quella più o meno invisibile dell’illegittimità, della microcriminalità, della prostituzione palese o occulta, della tossicodipendenza, della camorra. Questi due mondi sociali diversissimi convivono, si sfiorano e coesistono senza che gli sguardi degli abitanti di un mondo si soffermino sui frequentatori dell’altro.
Forse questa considerazione nasce proprio da una visione cattolica del mondo che individua tutto il male da una parte ed il bene dall’altra.
Albert Camus diceva che le forze che si affrontano nella tragedia sono ugualmente legittime , ognuna è allo stesso tempo buona e malvagia - Antigone ha ragione, ma Créonte non ha torto-. mentre nel melodramma una sola è quella legittima. Quest’ultimo, infatti, fornisce una visione semplicista ( e forse ipocrita) della rappresentazione. In esso una è la figura che personifica il bene e un’altra, contrapposta alla prima, personifica il male.
Sulla questione della legalità si è messo in piedi un teatro di propaganda che altro non è che la resurrezione del melodramma ( o , se si preferisce, dell’operetta) .
La città illegale diventa un mondo oscuro, marginale che si muove nell’ombra dell’economia informale, semilegale o illegale.
L’esistenza della criminalità organizzata ci illumina, invece, sui meccanismi di ciò che viene definito “ società legittima”.
Si racconta attraverso i giornali che la città legale non condivida nulla di quella illegittima pur evocandola in continuazione e facendone la fonte di ogni disagio o, come si dice oggi, “degrado” urbano e civile. La realtà vera sembra, però, essere un’altra.
La città legale non è affatto estranea rispetto a quella illegale, ma ricorre a quest’ultima per un gran numero di servizi e di prestazioni: dal lavoro domestico a quello in nero nei cantieri, negli esercizi commerciali, dalla domanda dei vari tipi di prostituzione a quella di stupefacenti, gioco d’azzardo o credito illegale. La città illegittima è , quindi, titolare di un’offerta di servizi la cui clientela è costituita in gran parte dai membri della società legittima . Frequentemente le stesse forze dell’Ordine, obbedendo a leggi di convivenza , tollerano particolari traffici di vicolo perché , non destando grande allarme sociale, favoriscono, a certe condizioni, la stabilizzazione dei comportamenti e il controllo sociale del territorio. Le mafie mutuano la loro organizzazione del lavoro dal mondo c.d. civile e, adattandosi a un sistema economico che privilegia la flessibilità, si avvalgono di collaboratori part-time, preferibilmente reclutati tra gente comune che integra il proprio reddito legittimo. E’, pertanto, pressoché impossibile rico¬noscere un qualsiasi confine certo tra «devianza» e «conformità». Lo stes¬so universo di valori che trasmette ai cittadini «normali» gli imperativi quotidiani del successo personale, della competizione e del consumo è pienamente condiviso da coloro che vengono definiti «criminali”.
Quanto fin qui detto ci induce alla conclusione che la città civile ha semplicemente fatto, della stigmatizzazione della città delle ombre, uno dei rituali pubblici più diffusi ( nella stampa e nelle televisioni locali, nelle assemblee di partito e nei bar) quasi ad esorcizzare un fenomeno più generale che la coinvolge,
Se pensiamo a tutto questo il richiamo al rispetto della legalità diventa risibile . Di quale legalità parliamo? Il tanto invocato rispetto delle leggi in epoca nazista avrebbe significato l’obbedienza pedissequa alle leggi razziali.
Da un punto di vista strettamente “morale” è più delinquente chi commette un furto sulla metropolitana oppure chi ha ideato e poi “collocato” le obbligazioni della Parmalat , della Cirio , della Merril Linch e di Lehman Brothers fino a poco tempo fa in vendita presso i nostri Istituti finanziari? Non parliamo , poi, delle banche ove vengono depositati i risparmi della società civile. Mi sembra poco realistico vederle mentre, con fare certosino, separano il capitale proveniente da guadagni leciti da quello derivante da azioni illecite al quale impietosamente sbarrano il passo. E’ più probabile che siano prodighe di consigli su come evadere i controlli effettuati a norma della legge antiriciclaggio.
La legalità non è forse espressione di quel mondo “civile” che evade le tasse, costruisce in frode a qualsiasi legge urbanistica e/o si aggiudica un appalto con l’aiuto fattivo delle Istituzioni? In una realtà “sovietica” in cui il libero mercato è semplicemente una figura ideologica e l’impresa privata si costituisce esclusivamente su commesse pubbliche chi può dirsi innocente di fronte ad una criminalità tanto diffusa da apparire un fenomeno di massa?
Qualche anno fa ( almeno 30) il giornalista Aldo De Jaco di “Paese sera” scrisse un libro Inchiesta su un comune meridionale : Castelvolturno. Editori Riuniti, 1972 inquisendo chi aveva occupato il demanio pubblico per costruire enormi grattacieli. Domandatevi quali posti di rilievo nella società legale oggi occupa l’artefice di tali disastri urbanistici.
Non sono uno di quelli che crede , peraltro, nell’esistenza di un capitale buono (produttivo) e uno cattivo ( la finanza, la rendita ecc.). Il capitale è un solo e purtroppo non è divisibile e le logiche che lo spostano da un settore all’altro (da quello produttivo a quello finanziario) non obbediscono a leggi morali , ma ad interessi del momento , alla remunerazione dell’investimento.
Tutte le società industriali convivono dalla loro nascita con fenomeni di imprenditoria con il mitra, diventata, quindi , fisiologica . Sradicarla sarebbe bello , ma non sempre ciò che è bello è , poi, realistico. Quello che più mi interessa non è stabilirne l’origine, ma combattere « la sua violazione d'umanità”, l’ attacco portato ai diritti di libertà, di lavoro, di informazione e al più generale diritto alla vita. Non possiamo delegare ai giudici questa battaglia , né possiamo affrontala con leggi speciali ( il modo classico per non risolvere le questioni nel nostro paese e di creare i c.d. professionisti dell’antimafia ( Leonardo Sciascia). Penso ci sia bisogno di gesti drammatici, necessari per una catarsi dei quali da sempre si parla senza dargli concretezza ( non a caso) : Stazione unica appaltante ( alle dipendenze della Corte dei Conti); blocco totale dei finanziamenti al Sud ; trasparenza amministrativa; divieto assoluto di subappalto. Affianco a questo si avverte la necessità di “riportare il lavoro al primo posto prima, cioè, di quella marea di argomenti che sembrano sempre più importanti ” e di ripensare il concetto e la pratica della democrazia e della libertà lontano dalla politica e dai suoi fallimenti".
*Gerardo D’Amore
L'accoglienza della salma del sen. Bosco a S. Maria C. V.
Dalle news on line si legge : " (ASCA) - Roma, 16 mar - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con vivo rammarico la notizia della scomparsa del senatore Manfredi Bosco, in un messaggio ha espresso alla famiglia il suo partecipe cordoglio ricordandone il suo lungo impegno parlamentare e di governo. Lo rende noto la Presidenza della Repubblica."Il sindaco di Capua ha voluto onorare il Sen. Bosco con manifesti in suo ricordo e intervenendo alla messa tenuta da Don Antonio Pagano nella Chiesa del Cimitero , così come il commissario della Provincia Giliberti e tanti altri amministratori della Provincia. Nessun rappresentante della nostra Amministrazione era invece presente , eppure se il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ritenuto di partecipare pubblicamente il proprio cordoglio per la scomparsa del Sen Manfredi Bosco un motivo ci dovrà pur essere!!!
Sarà forse perchè ha ricoperto incarichi istituzionali di grande importanza e prestigio , è stato infatti più volte sottosegretario oltre naturalmente ad essere stato eletto deputato per 5 mandati nonchè poi senatore , sarà forse perchè ha ricoperto la carica di sindaco di Capua e quella di Presidente della Provincia di Caserta o forse perchè era il figlio di uno dei ministri che ha fatto tantissimo per il nostro territorio.. Tutti motivi che invece non hanno ispirato alcuno dei nostri amministratori ad accogliere in modo degno la salma di un uomo della nostra terra che per tradizione familiare si è impegnato per essa ...Nella nostra città questo compito lo ha dovuto assumere il sindaco di Capua, e non solo questo: non vi era il nostro Gonfalone , non vi erano i nostri vigili in uniforme solenne , non vi era né Giudicianni, nè Scirocco ( presidente del Consiglio) nè alcun consigliere di maggioranza o opposizione a rendere omaggio a chi invece per la nostra città è stato presente quando e come ha potuto.
A qualcuno sarà venuto in mente che un minimo di formalità in certe occasioni è di obbligo ?
Non perchè la presenza di Giudicianni, Scirocco o altri potesse essere di conforto ai familiari ,ma perchè ,purtroppo per noi , avrebbero dovuto rappresentare la gratitudine per ciò che i " Bosco" hanno fatto per noi, ma non perdono occasione per rappresentarci nel modo più indegno.
Certo se si devono intitolare strade ad esponenti dell'Opus Dei questi signori sono in prima fila, mentre quando si tratta di ricordare e ringraziare coloro che per il nostro territorio hanno fatto qualcosa di buono spariscono, quasi a voler evitare di poter essere loro assimilati : non possono certo mischiarsi con chi ha costruito e lavorato per noi, loro sono dediti a distruggere tutto ciò che persone come Manfredi Bosco e ancora di più il padre Giacinto Bosco hanno contribuito a creare.
In verità sembra che oltre al degrado che hanno provocato e all'onta che , a causa loro , siamo costretti a subire giornalmente vogliano cancellare totalmente la nostra storia ed impedire che le nuove generazioni possano sapere che ci sono stati uomini con dei valori e delle qualità , vogliono che l'unico modello ,cui ispirarsi, che abbiano i giovani sia il loro : un modello non difficile da seguire ed imitare visto che nulla fanno per la città e i suoi residenti ma molto si adoperano per salvaguardare gli affari dei loro amici del mattone. Così come in occasione dei funerali del sindaco Meinardi , anche oggi la città è stata assente ed ingrata
Nunzia Di Muro
Sussurri e grida
Questa città ha visto nascere Roberto D’Angiò, A. Simmaco Mazzocchi, Antonio Tari, Errico Malatesta, Raffaele Perla, Michele Verzillo, Carlo Gallozzi, Raffaele Uccella, Federico Pezzella. La sua storia gloriosa parte da un re angioino e,attraverso il pensiero illuminato di chi ha giganteggiato nella cultura, nella filosofia, nella medicina e nell’alta magistratura, irradia di luce l’intera Terra di Lavoro. Su queste solide fondamenta si è potuta erigere la società civile sammaritana che, soltanto fino a quattro lustri fa, sapeva oscurare anche i fasti dell’intero capoluogo. Un centro di poco più di trentamila abitanti era capace di avere una rappresentatività parlamentare, che Caserta, Aversa e Capua messe insieme non si sono mai sognate di poter avere. Luigi De Michele, Giuseppe Fusco, Generoso Iodice, Giacinto Bosco, Nicola Fortino, Francesco Lugnano, Pompeo Rendine, Giuseppe Santonastaso, Antonio Vitale, Vincenzo Simonelli, Alfonso Martucci. E ora? Il degrado totale. Ovunque volgi il tuo sguardo vi è abbandono e desolazione. Usque tandem? Fino a quando anche questa città non farà i suoi “Vespri”.fino a quando i professionisti, quelli che vivono del proprio lavoro, le persone dabbene si riappropriano della cosa pubblica e diano uno scaccione definitivo a intrallazzieri, avventurieri, sprovveduti, trasformisti senza pudore, oriundi e affini. Nell’Inno all’Italia Tetrarca dice: “Latin, sangue gentile, sgombra da te questa dannosa soma” cominciamo dai due prossimi appuntamenti elettorali. Restituite a questa città il suo antico decoro!
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